Il diario del Normanno
L'identità del giovane normanno

L'identità del giovane normanno
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scritto da Domenico Russo

martedì 20 ottobre 2015

Il calcio è un bellissimo sport ma la sua capacità attrattiva è legata solo in minima parte all'evento propriamente sportivo. Se non fosse così tutti i fruitori delle partite di calcio non vedrebbero l'ora di tornare a vedere le prestazioni positive della propria squadra del cuore, anche di fronte ad un numero di sconfitte "pericolose". Innumerevoli fiumi di parole si sono scritti e detti sull'importanza della vittoria e della classifica occupata dalla squadra per cui si tifa e sui giudizi diametralmente opposti, in un periodo di tempo ravvicinato che si hanno su calciatori, tecnici e dirigenti solo per il variare dei risultati in senso positivo o negativo. Sarri a Napoli è passato da pupazzo messo in panchina per coprire le magagne del truce De Laurentis a maestro del calcio italiano nel giro di tre settimane! Ed ovviamente il buon Aurelio è diventato uno che la sa lunga! Ma non è di vittorie e sconfitte che vorrei trattare ne tantomeno del cosiddetto attaccamento alla maglia, argomento questo che vale solo per una piccola percentuale di potenziali spettatori all'evento sportivo.

Il punto è: "esiste qualcosa che potrebbe spingerci ad andare allo stadio (o anche a seguire le gare in Tv) che non sia questo maledetto desiderio di vittoria che se non soddisfatto fa perdere la testa e la voglia di ritornare laddove s'è consumata la tragedia?"

Diceva Aldo Palazzeschi che in Italia è attuale solo il passato. Questo paradosso contiene sicuramente qualcosa di vero.  Perlomeno nel senso che la quantità di passato accumulatasi in Italia nel corso dei secoli è talmente grande da proiettare un'ombra, tanto possente quanto continua, sulla nostra contemporaneità. Anche per il calcio italiano e forse soprattutto per quello minore, il passato con la sua memoria romantica e pioneristica costituisce un elemento che ancora oggi mette sugli spalti più spettatori di quanto ci si aspetterebbe dal numero di abitanti della città in cui insiste il club, anche a dispetto della deprecabile contemporaneità dello sport nazionale ormai perso tra calcioscommesse e incapacità delle istituzioni sportive.

Ad Aversa l'importante parentesi degli anni venti, agli albori del calcio, fu mortificata dalle istituzioni politiche cosicché se ne perse la memoria collettiva e, pertanto, pur con un rispettabile curriculum sportivo la dimensione del calcio cittadino è sempre stata dilettantistica e per lo più confinata in ambito regionale. La sua memoria è attestabile solo nelle rare stagioni fortunate. Troppo poco. Il calcio aversano non ha una sua identità ereditata dal passato e l'ultimo decennio vissuti ai riflettori dei campionati nazionali è stato altalenante in termini di risultati tanto da non riuscire a fidelizzare quei cittadini/spettatori che misurano la propria partecipazione nella misura in cui si riesce a vincere. Paradossalmente, però, la retrocessione dalla LegaPro ci ha regalato una opportunità importante per affrancarci dal risultato e crearci per il prossimo futuro una identità da far rispettare in ambito regionale e nazionale. Il settore giovanile normanna può ad oggi considerarsi un progetto compiuto. Mantenendo qualità del settore tecnico e quantità delle strutture sportive, il club potrà fornire ogni anno atleti utili alla causa granata. L'eco delle gesta di questi ragazzi non va misurata però dalla finale dello scorso anno a Salò, non va misurata dalla vittoria contro la Reggina o dalla sconfitta con la Cavese. Non bisogna commettere quest’errore. Deve essere valutata e apprezzata, invece, la capacità di tenere il campo, la tenacia e l'impegno profuso, e nonostante l'inesperienza la sagacia tattica. Queste qualità unanimamente riconosciute devono costituire il tratto distintivo di chi indossa la maglia granata. E' su queste basi che si può costruire un’identità. Lo sportivo, il cittadino aversano deve sapere che recandosi allo stadio troverà una squadra che ha un anima ed un suo modo di interpretare il gioco al di là del risultato finale. Quanto nomi abbiamo scritto nelle cronache sportive degli ultimi anni al quale non riusciamo ad associare un volto, oggi attraverso la brama di fare di questi ragazzi possiamo ritrovare la voglia di tornare allo stadio e di costruire insieme a loro una memoria da condividere fatta di vittorie ed inevitabilmente di sconfitte.



   

Gentile utente,
Tavecchio, presidente della FIGC, ha recentemente dichiarato: "Così anche quest'anno partiremo chiudendo gli occhi..." ammettendo implicitamente che negli anni scorsi si è evitato di intervernire per in situazioni amministrativamente poco chiare. Il Tribunale Federale, ancora recentemente, con le sentenze a proposito del filone calcioscommesse aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro (certificata da intercettazioni) ha comminato sanzioni irrisorie di pochi punti da scontare nel prossimo campionato legittimando ed autorizzando di fatto il "calcioscommesse". Alla luce di tutto ciò ti invitiamo a riflettere sulla possibilità o meno di recarti in agenzie di scommesse per perdere soldi senza avere la certezza che il gioco si svolga in modo chiaro e trasparente.
Chiediamo ai grandi gruppi che operano su concessione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) di intervenire finalmente anche a salvaguardia del loro business altrimenti non sarà difficile supporre che le situazioni illegali succedutesi negli anni hanno avvantaggiato anche mancati payout.
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