Il diario del Normanno
La legge di Murphy

La legge di Murphy
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scritto da Domenico Russo

martedì 27 maggio 2014

Ogni categoria ha il suo campione, ogni campionato ha la sua favorita.
La squadra aversana di calcio nell'epoca d'oro della gestione Spezzaferri è stata capace di vincere tutto quello che c'era da vincere a livello dilettantistico. Nella stessa epoca d'oro ha esordito e calcato i campi professionistici con alterne fortune culminate l’anno scorso in una brutta retrocessione e di un'altra, quest’anno, determinata non solo da demeriti sportivi ma soprattutto dal restyling dei campionati di terza serie. Ne consegue che mentre in una categoria, la serie D, gli atleti scelti per vestire la casacca granata erano dei "campioni" e l'Aversa era la favorita in una categoria superiore, nella Legapro, i calciatori della rosa normanna non appartengono alla schiera dei migliori della categoria e la squadra non è tra le pretendenti ad occupare in modo stabile, per più anni, posizioni di vertice di quel campionato.
In tutto questo non c'è nulla di cui vergognarsi o che sminuisce il grandioso lavoro fatto dalla dirigenza in un decennio. Bisogna fare i conti con le proprie possibilità che sono quelle economiche, ovvio, ma anche quelle di avere un unione d'intenti tra società, squadra, sportivi, città e suoi cittadini.
A conferma di ciò, con tutte le dovute proporzioni, basta guardare altre realtà. L’Atalanta, la Sampdoria e il Palermo per esempio mantengono i favori tra i cadetti e pur disputando annate, anche dignitose, nella massima serie prima o poi conoscono di nuovo la retrocessione. E’ inevitabile. Altri esempi si potrebbero fare per le categorie immediatamente inferiori (Padova, Perugia, Cremonese ecc.).
Rispetto ad un ordine quasi prestabilito di capacità di “essere di categoria” di ogni squadra ci sono tre variabili che possono sovvertirlo: il mecenatismo del massimo dirigente, la propensione all’indebitamento che produce grandi vittorie e mesti fallimenti ed, infine, avere la fortuna di assemblare e, saper mantenere, un gruppo di calciatori che formano una vera e propria squadra composta da uomini che danno tutto quello che hanno ed anche di più. Posto che le prime due strade non sono percorribili se non nel breve periodo resta solo la possibilità di avere una squadra che messa assieme riesca a dare più di quanto faccia la somma delle singole qualità tecniche. A ben vedere è proprio quest’ultima possibilità che rende il calcio così affascinante, altrimenti si potrebbe fare anche a meno di giocare e sentenziare il risultato sulla base dei pronostici!
Il grande Gianni Brera ebbe a dire nei primi anni ’80 di una squadra che non era ne la Juventus ne l’Inter le seguenti parole “… esiste in Italia una squadra che gioca come il Brasile, che profuma di cibo genuino e campi in fiore. Una squadra che, però, non è brasiliana. Questa squadra gioca al calcio magistralmente, senza sentirsi inferiore a nessuno e senza mostrare nessun borioso senso di superiorità. Umile ed operaia, e nello stesso tempo nobile, come solo i veri aristocratici sanno essere. Questa squadra è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana".
Quella squadra era l’Avellino. Gli irpini riuscirono ad inanellare un decennio di partecipazione alla massima pur non avendo tra le proprie fila dei calciatori di valore tecnico assoluto.
L’Aversa vista in questo campionato pur avendo una buona caratura, forse seconda solo a quella che contese i playoff proprio agli irpini, poche volte ha dato l’impressione di essere una squadra che facesse dell’orgoglio e della voglia di lottare e di aiutarsi l’un con l’altro il proprio credo calcistico. Quella vista domenica scorsa non ha fatto eccezione. Certo non si può giudicare quando non si ha un esperienza diretta di un evento ma basta guardare lo score delle occasioni da rete dei granata in una partita da dentro o fuori per poter valutare.
Ognuna delle componenti, già richiamate sopra, che formano il cosiddetto “ambiente” ha colpe quando si perde. Ognuno guardandosi dentro, compreso chi scrive, può avere qualche rimpianto per non aver o non aver fatto, per aver o non aver detto e così via ma per qualcuno il rimpianto potrebbe diventare un rimorso per non aver gridato fino alla fine “Forza Aversa” oppure per non essersi messo al servizio dei compagni o dell'allenatore. Un rimpianto  é frutto di un errore, di uno sbaglio, ma presuppone sempre la bunafede, l'onesta intellettuale e la volontá di fare quanto si riteneva giusto per raggiungere un risultato. Il rimorso é cosa ben diversa, ben peggiore. É consapevolezza dell'errore, dello sbaglio e delle sue conseguenze.
La seconda divisione ovvero la C2 era la quarta serie per importanza del calcio italiano dopo la serie A, la B e la C1. Oggi con la sua scomparsa quel posto sará occupato, com'era una volta, dalla serie D. Vista così per la Normanna cambia poco o nulla. Cambiano, invece, le motivazioni che possono spingere Spezzaferri e Cecere a continuare a fare calcio. Prevarrá lo scoramento della retrocessione dopo aver investito nel ripescaggio a luglio scorso, la sensazione di dover continuare a lottare non solo contro gli avversari ma anche con chi dovrebbe supportarti oppure la voglia di ricominciare, di non veder morire la propria creatura e di rivalersi sportivamente?
Qualunque sia la risposta che ci sará data dai prossimi eventi una cosa mi sento di dire a chi ha permesso che il nome di Aversa risuonasse nelle cronache nazionale e a chi dagli spalti, senza sosta e senza riserve, ha gridato il proprio amore per la nostra cittá e la maglia granata: GRAZIE!



   

Gentile utente,
Tavecchio, presidente della FIGC, ha recentemente dichiarato: "Così anche quest'anno partiremo chiudendo gli occhi..." ammettendo implicitamente che negli anni scorsi si è evitato di intervernire per in situazioni amministrativamente poco chiare. Il Tribunale Federale, ancora recentemente, con le sentenze a proposito del filone calcioscommesse aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro (certificata da intercettazioni) ha comminato sanzioni irrisorie di pochi punti da scontare nel prossimo campionato legittimando ed autorizzando di fatto il "calcioscommesse". Alla luce di tutto ciò ti invitiamo a riflettere sulla possibilità o meno di recarti in agenzie di scommesse per perdere soldi senza avere la certezza che il gioco si svolga in modo chiaro e trasparente.
Chiediamo ai grandi gruppi che operano su concessione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) di intervenire finalmente anche a salvaguardia del loro business altrimenti non sarà difficile supporre che le situazioni illegali succedutesi negli anni hanno avvantaggiato anche mancati payout.
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