Sabato santo

Sabato santo
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scritto da Redazione

sabato 11 aprile 2020

Quando ero bambino il giorno di sabato santo era un giorno di gioia e di festa, ed era il giorno in cui “si scioglieva la Gloria“, il segnale della Resurrezione di Cristo. Era uno scampanellare festoso, specie per me che abitavo tra la chiesa dell’Annunziata, e la piccola chiesa degli agostiniani con la sua squillante campanella, per niente intimorita da cuginastri vicini. La chiesiella, come affettuosamente la chiamavamo, era poco più grande di una bella casa e della bella casa aveva un’aria di calda accoglienza.

Il Dio dei bambini è un Dio che non pone problemi. Ora, invece è un Dio che parla alla coscienza e interroga molto. Come dovette capitare a quei poveri e ingenui pescatori di Galilea. Già essere della Galilea a Gerusalemme dovette essere una bella impresa, poi dopo quella brutta conclusione sul luogo del cranio. Giovanni era vicino e l’aveva sentito, tutto è compiuto.

Chiusa è la porta Aurea e lontana appare l’esperienza dell’ingresso trionfale e dispersi sono i tanti miracolati, paralitici, emorroisse, ciechi e indemoniati. Le sinagoghe sono ormai senza gli echi della Sua parola e tutti i seguaci sono rintanati da qualche parte, con la cocente delusione per una fine così ingloriosa. Giuda ha tradito e, disperato, si è ucciso. Pietro ancora non si dà pace per tanta ostinazione nel rinnegarlo. Gli altri debbono essere in preda al panico, se consideriamo che i due di Emmaus in fuga da Gerusalemme sono ancora spaventati il giorno dopo.

Meno spaventato e più raccolto il gruppo delle donne, che erano venute per stare con lui. Sono loro ad accompagnare Giuseppe, un uomo d’Arimatea, che era andato da Pilato per farsi dare il Corpo per la sepoltura e subito si organizzano per ridare dignità a quel corpo tanto sfigurato. “ Prepararono aromi e oli profumati”. Un compito sacro, era infatti un compito dei sacerdoti, quasi un atto liturgico quindi, ma per le donne è solo un modo di prendersi cura, è un naturale gesto materno. Si muovono insieme, con decisione; noi sappiamo come fanno le donne spinte dall’amore. Luca mette la scena all’inizio del sabato, forse ha dentro l’urgenza di dire che la notte è passata. E che notte, come capita a noi quando abbiamo qualcuno che è in ospedale e di cui abbiamo poche notizie. E il sabato porta il riposo, ma qui non c’è tanto riposo, c’è silenzio, confusione e dubbio. Sono uomini smarriti e frastornati, come capita quando abbiamo il cuore nella tempesta e tendiamo a dimenticare anche quello che ci può dare conforto. Non ricordano il bene ricevuto, non ricordano le anticipazioni del Maestro per metterli in guardia, perfino le anticipazioni sulla Passione. La fiducia è traballante e il cuore è in pena anche per il loro deludente comportamento.

Il sabato santo è metafora di ogni attesa. Oggi è sabato santo non solo come tempo liturgico. E’ sabato santo anche come momento in cui la nostra speranza è messa a dura prova. Siamo nella migliore condizione per comprendere bene la delusione quando tutto cambia e ogni ricordo sembra solo il tiro di una malata fantasia.

Ma quanto può durare questo giorno che pare senza tramonto? Se il sabato santo è metafora di ogni attesa noi sappiamo che ai Dodici accadde di cambiare radicalmente, da semplici e ignoranti pescatori e faccendieri diventeranno, sorprendentemente, predicatori di successo in gran parte del mondo allora conosciuto. Dovettero avere un buon motivo per cambiare tanto e dovettero impararlo davvero a memoria per averlo ricordato fino a dare la vita per questo. E questo motivo è arrivato fino a noi.

Raniero La Valle racconta bene il Dio in cui io credo. Credere non è la prima fase del rapporto con Dio. La prima fase è l’incontro, come capitò alle tenaci donne, che si raccolsero attorno a Maria.

Il mio Dio non è un Dio sacrificale e non cerca sacrifici per risarcirsi di chissà che cosa. Lo riconosco piuttosto nella cacciata dei mercanti al tempio. E’ un Dio santo e fonte di ogni santità, che è più grande del nostro cuore. Il mio Dio è un padre che aveva due figli. Un figlio se n’era andato e poi è ritornato. Mi pare di riconoscerlo quel figlio. Si sa bene come è andata a finire ed era ancora il padre che piangeva di più.

Raffaele Iavazzo



   

Gentile utente,
Tavecchio, presidente della FIGC, ha recentemente dichiarato: "Così anche quest'anno partiremo chiudendo gli occhi..." ammettendo implicitamente che negli anni scorsi si è evitato di intervernire per in situazioni amministrativamente poco chiare. Il Tribunale Federale, ancora recentemente, con le sentenze a proposito del filone calcioscommesse aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro (certificata da intercettazioni) ha comminato sanzioni irrisorie di pochi punti da scontare nel prossimo campionato legittimando ed autorizzando di fatto il "calcioscommesse". Alla luce di tutto ciò ti invitiamo a riflettere sulla possibilità o meno di recarti in agenzie di scommesse per perdere soldi senza avere la certezza che il gioco si svolga in modo chiaro e trasparente.
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