Venerdì santo

Venerdì santo
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scritto da Redazione

venerdì 10 aprile 2020

Sulle nostre città è calato da tempo un silenzio totale; è calato come un sudario anche sui nostri pensieri e sui nostri progetti. Questo è l’unico giorno che non se ne lamenta, lo riconosce come qualcosa di suo. E’ venerdi santo. Un tempo le donne più anziane per devozione non pettinavano le lunghe trecce e coprivano gli specchi, ispirate da un vangelo apocrifo, che raccontava del venerdi di Maria, e delle parole del vecchio Simeone a proposito di una spada che le trapassava il cuore. Appartengo alla generazione di bambini, che il venerdi santo fermavano i giochi, per la semplice ragione che allora giocare consisteva essenzialmente nel muoversi, nel saltare e nel dare calci a qualcosa che aveva la forma di una sfera. I piccoli non sanno niente di teologia, ma accettano con naturalezza il governo divino sulla natura, sulla storia e sulla vita di ogni uomo e capiscono che la morte è qualcosa di doloroso che merita rispetto. Anche la radio trasmetteva solo musica sacra e la comunità aveva nel suo insieme un comportamento sobrio, come si addice per un lutto in famiglia.

Il silenzio, dunque, si addice a questo giorno, il silenzio che fa pensare al nulla, ma il nulla è tale solo se non c’è nessuno che possa rispondere. I pensieri sono grevi e aggrovigliati. Non è facile vivere in casa il venerdi di passione.

“In verità, in verità vi dico”. Ha detto spesso così, lo ha ripetuto per un’ultima carità, per un beato dell’ultima ora, al buon ladrone, poco prima di spirare. E’ evidentemente una cosa essenziale, non è solo un impegno, ma uno stile, una vera vocazione e quando le parole fanno fatica ad essere articolate, affida al Suo dolore innocente questo compito di verità così come quello di rappresentare il dolore innocente di ogni tempo.

“In verita, in verità vi dico”. Considero la fatica che facciamo di fronte alla verità di queste settimane. Siamo chiusi e accerchiati dalla possibilità di ammalarci, di uscire da casa e di non farvi più ritorno.

Per nessun uomo è bella la morte. Nessuno se ne va docile, perché il programma di vita è scritto prepotente nella profondità della nostra biologia, ma se un modo esiste di guardare all’ultima luce con un senso di accettazione meno disperante è di stringere per l’ultima volta la mano delle persone per cui abbiamo più trepidato e di trovare nella voce, per quanto flebile dell’ultimo momento, un ultima presa d’ amore, per avere la speranza di sopravvivere bene almeno nel ricordo e di poter affidare l’ultima lacrima ad uno sguardo che sia in grado di accoglierla, perchè il mistero della vita sa parlare al mistero della morte. L’uomo non è mai abbandonato da un desiderio d’amore che lo sorregge e gli dà l’idea di essere immortale.

L’ora sesta di Cristo è l’ora sesta di ogni destino. L’uomo dei dolori è ancora l’emblema di ogni destino, per quanto grave. Penso spesso in questi giorni che i più gravi finiscono i loro giorni proprio come sul Golgota. L’Uomo della croce non è isolato, ma ha gli occhi pieni di sangue per cui non riesce a vedere Maria che è ai suoi piedi, né vede Giovanni e gli altri che Gli rimasero fedeli. C’è un momento, quindi, in cui si sente terribilmente solo.

Françoise Dolto, psicanalista di professione, coglie che una grande ricchezza psicologica è dentro quel grido finale: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” Questo moribondo, in un ultimo sforzo, emette il soffio venuto d’altrove (…). Il lungo grido del Cristo abbandonato dagli uomini, abbandonato da Dio suo Padre, il grido che sale senza risposta udibile, cos’è questo grido se non il modello della parola d’amore? (…). È con il grido che ogni bambino si rivolge al padre per ottenere protezione dai cattivi. È con il grido che ogni uomo lancia la sua invocazione per preservare il suo diritto all’integrità. Questo grido è allora una invocazione all’intervento, e porta la consapevolezza della possibilità del soccorso di un altro.

E Luca, come sempre prezioso, a quel grido di abbandono ci informa di un ultima preghiera “ Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. E’ in questo affidarsi che tutti possono riconoscere la loro limitatezza e le ragioni della loro buona speranza. E quest’ultimo grido che giustifica la nostra l’aspirazione di essere ladroni felici.

Raffaele Iavazzo



   

Gentile utente,
Tavecchio, presidente della FIGC, ha recentemente dichiarato: "Così anche quest'anno partiremo chiudendo gli occhi..." ammettendo implicitamente che negli anni scorsi si è evitato di intervernire per in situazioni amministrativamente poco chiare. Il Tribunale Federale, ancora recentemente, con le sentenze a proposito del filone calcioscommesse aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro (certificata da intercettazioni) ha comminato sanzioni irrisorie di pochi punti da scontare nel prossimo campionato legittimando ed autorizzando di fatto il "calcioscommesse". Alla luce di tutto ciò ti invitiamo a riflettere sulla possibilità o meno di recarti in agenzie di scommesse per perdere soldi senza avere la certezza che il gioco si svolga in modo chiaro e trasparente.
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