Mercoledì santo

Mercoledì santo
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scritto da Redazione

mercoledì 8 aprile 2020

Chissà che fine fanno i sogni degli uomini. E’ mistero grande perché i sogni non hanno tutti lo stesso destino. Quello che hanno in comune è che raggiungono pieghe dell’anima molto profonde e una parte rimane incastonata per mantenersi disponibile alla possibilità di una realizzazione, anche la più improbabile.

E qual era il sogno di Giuda durante quel bacio, che lo condusse poi al campo del vasaio?

Oggi è Mercoledi Santo. E’ un giorno buono per sentirsi nomadi di senso e riconoscere che abbiamo tradito anche noi. Abbiamo tradito la nostra vocazione di custodi del creato. Distruggiamo senza ragione e senza previdenza. I trenta denari sono anche il nostro bottino. Ci siamo comportati come se la terra fosse al nostro servizio, per profitto abbiamo distrutto gli equilibri e inquinato senza intelligenza. Ora la cecità è chiara a tutti e non per profondità di pensiero, ma per la diffusione di un virus.

Ci sentiamo braccati, rifugiati ciascuno nell’angolo della propria caverna, mentre fuori è pericolo dappertutto.

Nulla è come prima eccetto la natura; il sole sorge e tramonta come sempre e non si cura della nostra sorte, così fa il vento, padrone assoluto di ogni valle e la stagione avanza. Tornano i delfini, seguendo il filo della loro nostalgia, i mari e i fiumi si rivestono della loro livrea originale e tornano trasparenti. Riprendono l’antica bellezza luoghi incantati come Baia di Napoli e Venezia con la sua laguna: ritrovano il sorriso delle loro acque chiare e della loro sabbia. Senza di noi sta meglio la Terra.

L’aria è più pulita e si capisce dal verde brillante dei prati e delle facce delle montagne e delle pianure, ma si capisce ancora di più al tramonto, quando più facilmente eleviamo gli occhi al cielo, anche per avere una sensazione di libero spazio, e lo riscopriamo terso, di un blu intenso, icona dell’infinito, fino alla signora luna, la vergine luna dei poeti, che ieri si è presentata piena e tutta rosa dando il meglio di sè, e ci ha ricordato a quale bellezza siamo chiamati.

Ordinate e solenni sono anche le nostre piazze, ai lampioni delle quali abbiamo appeso la promessa che torneremo a prenderci cura di noi e del nostro destino, che è innazitutto un destino collettivo; il virus senza parole ci ha detto che non ci sono confini, c’è solo una casa comune, bella oltre ogni immaginazione, ed esposta al rischio del nostro deturparla senza coscienza.

Tutti i comandamenti sono inscritti nel rispetto della nostra condizione creaturale, nell’avere, cioè, una esatta consapevolezza dei propri limiti. Un tempo era facile riconoscere gerarchie, la gerarchia dell’esperienza dell’anziano, per esempio, dell’intelligenza e della competenza. Ora si parla di generazione senza padri. Potevamo aspettarcelo anche per il triste spettacolo dei padri, che sono rimasti impotenti di fronte ai grandi problemi dell'attuale società. Questa generazione timorosa, che rifiuta i padri e molto spesso respinge la legittimità di chiunque esiga autorità, si trova di fronte ad un pericolo di diventare prigioniera di se stessa, focalizzandosi unicamente sui suoi bisogni.

Abbiamo il tempo necessario per rivedere le nostre strategie e di prendere decisioni fondate, lasciandoci guidare dall’essenziale e non dal consenso.

Più di tutto, dovremo diventare cercatori di speranza, ed allenarci a notare ogni granello di senape capace di sviluppo, aldilà delle apparenze. Essere uomini di speranza significa avere la capacità di stare dentro quello che ha una reale possibilità di bene, e di bene per tutti. Tutto questo sembra sapere nuovo e non lo è.

Essere veri uomini oggi è lo stesso di sempre. Non si tratta di gettare pentiti i trenta denari, si tratta piuttosto di dare al pentimento la possibilità di trasformarsi in bene.

Raffaele Iavazzo

 



   

Gentile utente,
Tavecchio, presidente della FIGC, ha recentemente dichiarato: "Così anche quest'anno partiremo chiudendo gli occhi..." ammettendo implicitamente che negli anni scorsi si è evitato di intervernire per in situazioni amministrativamente poco chiare. Il Tribunale Federale, ancora recentemente, con le sentenze a proposito del filone calcioscommesse aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro (certificata da intercettazioni) ha comminato sanzioni irrisorie di pochi punti da scontare nel prossimo campionato legittimando ed autorizzando di fatto il "calcioscommesse". Alla luce di tutto ciò ti invitiamo a riflettere sulla possibilità o meno di recarti in agenzie di scommesse per perdere soldi senza avere la certezza che il gioco si svolga in modo chiaro e trasparente.
Chiediamo ai grandi gruppi che operano su concessione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) di intervenire finalmente anche a salvaguardia del loro business altrimenti non sarà difficile supporre che le situazioni illegali succedutesi negli anni hanno avvantaggiato anche mancati payout.
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