Martedì santo

Martedì santo
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scritto da Redazione

martedì 7 aprile 2020

Gli orologi del mondo non segnano la stessa ora. C’è stato un tempo in cui anche gli orologi degli intimi non indicavano lo stesso tempo, tanto le attività rispondevano solo a bisogni individuali. Ora non è così. In questo tempo di pandemia siamo sincronizzati come una comunità di clausura e viviamo in una comunione di intenti e di tempo passato nella stessa attesa.

Se, dentro le prescrizioni che ci vengono dai medici e dagli amministratori, manteniamo salda la nostra speranza e teniamo lontane le paure che più assediano la nostra mente, possiamo riconoscere che anche in questo grande travaglio del mondo c’è un’eredità buona. Quando tutto sarà passato, al netto di tutti i danni che il virus ci ha portato, avremo nostalgia di questa grande disponibilità di tempo tutto per noi, per i nostri pensieri e per i bisogni dell’anima e degli affetti.

Oggi è martedi santo, la settimana avanza con passo lento come se avesse vergogna di questa nostra grande pena. Il giorno si è svegliato con un grande richiamo del mio passato e delle mie radici. Immagino la solennità di Piazza Mercato, come si chiamava un tempo, resa più ampia dal silenzio e dalla mancanza di frequentatori, con alle spalle il bel S. Domenico, che più è spoglio e più mi sembra austero e nobile, con la sua fontana che ha finito la sua acqua, con la bella cancellata dell'antico chiostro. Invidio chi fa l'architetto ed ha competenza per impedire che le belle piazze cittadine cadano in abbandono, ed è in grado di recuperare fino all’ultima pietra di tufo e le pietre laviche con le loro sconnessioni, in cui noi, piccini, facevamo in sfida arrivare le nostre biglie colorate, mentre i muri risuonavano delle nostre grida ed ora ne hanno nostalgia e non se ne danno pace. Mi invento il gioco di essere come il gigante buono di quella pubblicità che mette le campane al loro posto, e non trascura le edicole religiose di certi angoli, con le grate di certe finestrelle.

Aversa è piena di grate, nelle chiese e nei conventi, nelle sacrestie e negli oratori delle congreghe, sui pianerottoli dei palazzi marchesali e perfino nei bassi di certi magazzini; ma nessuna grata è stata così carica di magia, e di mistero, come quella che chiudeva all’esterno lo stipo di tante nostre nonne. Stipo piccolissimo, in genere accanto ai fornelli, con una piccola porta di legno, senza nessuna pretesa artistica, liscia, con gli assi in mostra, ma non bene allineati, che consentivano, nell’apparente imperfezione, una provvida circolazione d’aria, con una chiusura semplice, un cuneo dello stesso legno, che andava a immettersi in un gancio ad U, semplice ed efficace, che dava immediatamente il segno di una saggezza antica. La piccola porta nascondeva una nicchia che attraversava lo spesso muro fino all’esterno, dov’era protetta da una rete metallica, che costringeva la luce a passaggi fantasmagorici e dava la stessa aria di sacro di certi confessionali.

Nella nicchia-dispensa, mia nonna, al Lemitone, per noi piccoli aveva sempre pronta una sorpresa. In genere era qualcosa di cucinato dalle sue mani. Apriva la porticina ed una gioia inaspettata trovava compimento; a noi sembrava un gioco di magia, tanto sproporzionato appariva agli occhi nostri quello spazio per tutte le cose buone che riusciva a conservare. I bambini sono sempre alla ricerca di uno stipo, in cui qualcuno ha l’idea di conservare “una bella cosa”, come ricorda Filumena Marturano a Domenico Soriano, che invece alle belle cose ha smesso di credere. Quante idee rappresenta uno stipo! Finge di appartenere al materiale e al biologico, ma parla all’anima e all’intelletto. Ci dice del provvido e previdente, della piacevolezza, del sorprendere e del donare, della riconoscenza, del conservare e perfino del programmare, per non parlare del buon amministrare.

Una porticina di uno stipo funziona come una metafora della speranza, questa apparentemente piccola virtù, che sembra la più dimessa rispetto alle sue sorelle maggiori, eppure è lei che scandisce il tempo quando si è tentati di battere in ritirata, come capita in questo periodo, in cui ci sentiamo tutti in attesa di una diagnosi, anche quando ci sentiamo in forma e capiamo che c’è una sofferenza che appartiene solo all’inquietudine del cuore. Oggi è martedi santo, i mercanti vedono lo sdegno per l’abuso al tempio. Ci sono cose che non si possono fare. E non si debbono. Gli abusi hanno sempre lo stesso destino. Facciamo bene a ricordarcelo.

Raffaele Iavazzo



   

Gentile utente,
Tavecchio, presidente della FIGC, ha recentemente dichiarato: "Così anche quest'anno partiremo chiudendo gli occhi..." ammettendo implicitamente che negli anni scorsi si è evitato di intervernire per in situazioni amministrativamente poco chiare. Il Tribunale Federale, ancora recentemente, con le sentenze a proposito del filone calcioscommesse aperto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro (certificata da intercettazioni) ha comminato sanzioni irrisorie di pochi punti da scontare nel prossimo campionato legittimando ed autorizzando di fatto il "calcioscommesse". Alla luce di tutto ciò ti invitiamo a riflettere sulla possibilità o meno di recarti in agenzie di scommesse per perdere soldi senza avere la certezza che il gioco si svolga in modo chiaro e trasparente.
Chiediamo ai grandi gruppi che operano su concessione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS) di intervenire finalmente anche a salvaguardia del loro business altrimenti non sarà difficile supporre che le situazioni illegali succedutesi negli anni hanno avvantaggiato anche mancati payout.
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