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 13/05/2010
Nuovamente ai limiti del paradossale...

Le recenti esternazioni del patron Spezzaferri, del resto in buona compagnia con talune indiscrezioni provenienti da Caserta, erano tali da lasciar intuire che qualcosa di importante, clamoroso, finanche epocale per la storia granata stesse per succedere. L’Ingegnere deve senz’altro aver soppesato i potenziali effetti delle sue dichiarazioni, tanto più in un periodo in cui l’eventuale abbandono del timone normanno, per non parlare addirittura dell’eventuale cessione o trasferimento del titolo sportivo, è stato lungamente argomento all’ordine del giorno. Escludiamo d’ufficio la pista autolesionistica: perché smuovere le acque senza un motivo specifico? A questo punto, e qui non facciamo certo la scoperta dell’acqua calda, delle due l’una: o la proprietà è in cerca di maggior attenzione da parte della città e delle sue istituzioni (il nostro Presidente non è certo il tipo che ama risolvere questioni interne a mezzo stampa) o sta preparando il terreno per l’addio in forza di motivazioni di carattere presumibilmente riservato, a noi certamente sconosciute. Quello che pare evidente è che alle attuali condizioni il duo Spezzaferri – Cecere non abbia più voglia di restare alla guida della Normanna; non ci sono altre certezze né altri pensieri a margine, ma c’è una riflessione, forse l’unica, da sviluppare nel caso in cui le minacce di divorzio assumessero i contorni reali di un addio in piena regola. Ed è una riflessione che riguarda principalmente la squadra; posto che per nessuna ragione al mondo potremmo accettare di veder traslocare in altra sede il nostro titolo (ipotesi che parrebbe definitivamente scongiurata, stando a quanto assicurato dalla società nel corso della conferenza stampa di martedì 11 maggio 2010), ci domandiamo quanto realmente concrete sarebbero le possibilità di trovare qualcuno disposto a scucire una discreta montagna di quattrini almeno per mantenere intatto questo gruppo di calciatori che, comunque la si voglia intendere, ha disputato un’annata più che dignitosa, eguagliando il punteggio finale della precedente stagione e raggiungendo anzitempo l’obiettivo prefissato. Se il presupposto è che per allestire una squadra competitiva bisogna avere un grande portiere, un grande difensore, un grande centrocampista e un grande attaccante (insomma, una dorsale di grosso spessore) allora ci permettiamo di asserire che occorrerebbe l’acquisto di un bomber di razza da affiancare ad una delle migliori seconde punte che ci sono in circolazione, il nostro amato Massimo Perna. A parere della redazione di Normanni.net i vari Simone Pettinari, Francesco Campanella, Rosario Di Girolamo, Mariano Arini, Emiliano Massimo (tanto per citarne alcuni), si possono già considerare dei grandi giocatori di categoria nei rispettivi ruoli, senza trascurare ovviamente tutti gli altri: una base solida su cui mettere eventualmente innesti precisi, di valore e di sicuro affidamento. Riteniamo che il presupposto appena accennato sia ancora in grado di resistere al logorio del calcio moderno! Ma cosa accadrebbe se la proprietà dovesse decidere di mollare? Un bel guazzabuglio che sta assumendo i contorni di un vero e proprio tormentone che di conseguenza tormenta i sonni di noi tifosi. Fa male pensare agli ultimi avvenimenti, perché dobbiamo convenire tutti insieme che ad Aversa ci facciamo male da soli, perché stiamo diventando forse anche un po’ ridicoli agli occhi dell’intera provincia, perché la nostra rischia di diventare una sorta di guerra tra fratelli, perché la storia sembra non insegnarci mai niente: dentro e fuori il rettangolo di gioco abbiamo raggiunto traguardi impensabili fino a pochi anni fa e chissà quanti altri ancora potremmo conquistare se solo si decidesse di sostenere fattivamente l’entusiasmo e l’ambizione del nostro Presidente. Eppure, proprio come l’anno scorso di questi tempi, ci ritroviamo di nuovo a vivere una situazione assolutamente ai limiti del paradossale, quasi come se la città e il suo agro si sforzassero di perdere la faccia e di non voler contare nulla. Avremmo tanto voluto sbagliarci, ma siamo più volte approdati alla conclusione che l’ing. Spezzaferri si sia purtroppo reso conto che stava predicando nel deserto e sia stato così sopraffatto dallo sconforto; predicare al vento ti sfianca se dall’altra parte sono lì in presenza ma non in uditorio! Tante volte avrà pensato di parlare a dei sordi o di lottare con i mulini a vento! Rivendicare con orgoglio massimo il senso di appartenenza a questo territorio deve diventare un esercizio praticato da TUTTI GLI AVERSANI e non solo da quei pochi che vi si sono cimentati con cura e dedizione fino ad oggi. E’ di fondamentale importanza cambiare registro e soprattutto farlo alla svelta; non c’è altro modo di iniettare fiducia, entusiasmo, armonia in tutte le componenti e porre solide radici per un futuro finalmente più sereno. Da parte nostra c’è ancora tanta attesa, c’è speranza. C’è ancora tanta fiducia: non sciupiamola!!! - ELLEDIGI -

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